Introduzione

In questo libro sono raccolte le poesie a me più care...

L’ acqua e la bottiglia

Se ne stava lì
In mezzo all’acquaio
Bella sottile sinuosa
Dell’acqua sorgiva essa s’empiva

Ma tutta non poteva contenerla
Così lasciava che altri
ne usufruissero a piene mani

E rigogliosa fresca e bianca l’acqua usciva

La rugiada

Ti guardo
Vorrei toccarti
Inafferrabile scivoli via
Così vera traspari
Come la lacrima furtiva
Che sul viso scorre

La stella

Stasera è sola
La sua luce è grande
Par quasi che sia lì per te
Lì a farti compagnia
E di questa luce t’inebri
E speri

La speranza

La speranza è una luce
Che a tratti nell’oscurità
S’intravede e illumina
D’improvviso
Orizzonti nuovi
Ti regala

Il cieco e l’amico

Tu non vedi da sempre
Le cose esteriori non conosci
Eppure con un amico al tuo fianco
Sulla nostra stessa via cammini

Abbandono


Ti lascerò andare
Laddove non potrai più alcunché

Il bacio

Dal petto si librò il respiro
E la gola s’inondò
Di una dolce soave bevanda

Beata e lieve fluì or spumeggiando
Raggiunse ogni angolo del mondo

E il mondo mutò

Il fuoco e il male

Hai visto come divampa un fuoco?
Dapprima si nasconde
Poi
Da una scintilla nasce
Cresce
E non sempre si può fermarlo
Esso divampa
Come il male
Dell’erba ne fa un sol fascio

Il perché

Perché
Perché un compito così grande
Ad un così piccolo mortale
Perché
Se tanta vita
Se tanta luce
Se tanta bellezza
A nulla servono
A rinsavirti

L’essere e il Tempo

Nel silenzio mattinale
Un tonfo di luce
Baluginanti memorie sopite
E non ancora deste
Danzano nel canto truce
Preannunciatici olezzanti
Di morte futura

Eterna è la notte
Nell’oblio dell’essere
Dell’atmosfera muta
Ovattata sorda
Angeli sulla fune
Sull’infinito sospesi
Si sospingono

Saettanti
Spazio e tempo fusi
Anelito di vita
Rapita e sottratta
Tu vita riappari
O in che veste riappari
Vestita così d’eterno
Nulla hai d’umano

Volge l’alba al desio

Volge l’alba al desio
E la notte muta
Con le sue ombre s’appresta
Ma di già fra le fronde
Foriera la luce s’ode


Linee dure e scure
Sulle case violentate
Di lei son lì a ricordar
Volgo anch’io al desio

Voi anime orsù
D’inedia voi morite
Al cospetto di Musica e Tragedia
Innalzate le mutevoli forme
E i rutilanti colori

Cantate le vostre lodi
Su per gl’irti pendii
Giù nel piano ristoro
Tutto è Musica e Tragedia
Orsù
E’ giorno
E’ giorno

La vita spezzata

Giorno tu appari
Ora lieto ora tragico
Dei tuoi figli ricorda il tributo

Ecco cosa disse il turbine
Ammalarsi d’illusione
E’ come morire non avendone

E al centro si spaccò il cuore
E i suoi mille frantumi la vita sparse

O cuore
ti sei disperso
Dissolto nel nulla
Chi potrà raccoglierti
Unirti

Mille son le prigioni
Mille i loro io
Che vi albergano

Il cigno

Tu cigno
Così bianco
Così bianco che mai
Infinite albe insieme
D’infiniti mondi diversi
Mai non ti eguagliarono
In candore e innocenza

Tu nascesti col tuo sogno
Dal più profondo
Nessuno mai scalfì
L’immenso e puro
Tuo desiderio

Scivolasti inerme
Sulle acque della vita
Col tuo vascello fiero
Indomito osasti
E la farfalla guardasti
Osare leggera

Al sole d’inverno

Sole beato beato sole
Che filtrasti e illuminasti
Senza scaldare
Io mi abbracciai

Sole irreale
O rotondo sole
Di fredda
E bianca luce vestito

Qual chiarore
Effluvio cadente
In limine tremulo
Io mi abbracciai

Sole impotente
D’impotenti raggi
Su spiagge estinte
Riposto è il tuo desco

Sole tagliente
Di tagliente forma
In acque argentee
Infranto

Sola solenne
Solenne creatura
Tra le tue braccia avvinte
Riposta è la vita

Luna precipitata

Perché lasciasti morire quel sogno
Quindi tutti gli altri o luna
Dal luogo senza tempo precipitata
Ultima mirabile certezza
Priva dell’arcano cedesti all’abisso
Ogni tua forza e con te il Mortale
Come foglia accartocciata

Così in principio ognun mirar ti volle
E dolci pensieri
E grandi speranze
Al proprio amato
E a sé
E alla vita
Rivolse

Giovine e sempiterna
Diletta e amata un dì
Dal giovine Leopardi
Egli ti rese grande e gloriosa
Oggi nudo sasso
E buche
E buio
E silenzio
Così ti vede
Il semplice sapiente

Eppur
Infinite lontananze
E antiche rimembranze
Il cor diletta e la mente aspira
In ciò tu affascini O Luna

Sennonché
Mille aurore
e ancora mille dovran passar
Affinché l’uomo ti rimetta in ciel
E torni a rimirar il regno tuo

Altre atmosfere

Il dolore è come un’onda
Che dopo essersi innalzata
Su più alte atmosfere
Cade e s’adagia
Sul ventre molle della terra

Nel ritornare
Ritira a sé ogni fragore
Si dispone
Decisa e tranquilla
In ogni anfratto
Giace

Ma l’eterno ribollir di Dioniso
Annulla ogni pace
Spezza ogni oblio
Siam pronti noi
Per altre
E più alte atmosfere?

Stelle solo stelle

Così pensi d’andar
Bel bello
Leggero e leggiadro
Sul suolo della terra
In questa terra

Ma tu sei voragine di tempo
Abisso senza fine
Fuoco nel fuoco
Nel fuoco di questa terra

Volti dispersi
Sguardi perduti
Occhi che più non vedono
Mani che più non toccano

Stelle amor mio solo stelle

Nel cuore profondo della notte
O Luna hai d’intorno creature
Nella chiarità del giorno
Tu le ritiri a te
Al tuo seno

Stelle solo stelle amor mio

27 GENNAIO - IL GIORNO DELLA MEMORIA -

Da lontano, come una lieve brezza è giunta l’età tarda.
Come l’albatro sul mare
Come sull’orizzonte
Il sole!

Della diletta giovinezza la voce ancor rimembro e ascolto,
E del Poeta - maledetto –
I sublimi accordi uniti!

Oh! Giorno della memoria!...Volgi via tutte le brume!
E per un dì i cari colori.
Profumi e suoni si richiamino con fragore!

Nessun brusio! Nessun oblio! Nessun pudore!
Ma risuoni il nero
E dello sterminio il cuore!

Bambini! Uccisi! Dispersi!
Date a noi il vostro innocente sguardo interiore.
Perché possiamo vedere!...

E pace!... E pace a noi che pace mai non avremo
Per le memorie dimenticate tradite ferite
Per l’oblio dell’uomo!...Dell’uomo!...

Oh! Nessun oblio! Nessun brusio! Nessun timore!
Ma risuoni il bianco
E lo stridore dei cuori!

Da lontano, come una lieve brezza è giunta l’età tarda
Come l’albatro sul mare.
Come sull’orizzonte
Il Sole!

Preghiera

Grazie, mio signore,
Per l’immensa e preziosa tua bontà.
Davvero d’ottima qualità!
Per il vitto, l’alloggio e la servitù,
E, naturalmente,
per ogni tua virtù!

Oh grazie! Senza di te, ahimé!
Sotto una volta stellata,
senza maestà alcuna
Sola e senza qualità vivrei.

Grazie! Grazie per l’amore vero
Che dal più profondo del tuo cuore
In me tu effondi.

Amarti io non saprei,
secondo la mia volontà;
Né abbracciarti né baciarti
con la tua pari dignità.

Grazie! Grazie per il dono
della conoscenza,
Così il limite mio supremo
mi sta dinanzi sempre:
Una stanza e un sofà
su cui sognare per l’eternità.

Grazie, grazie mio signore,
per il presente e per l’avvenire,
Per il verbo tuo fiducioso,
Per i sì quando non chiedevo,
per i no quando chiedevo.

Grazie, grazie per avermi riconosciuta
E fra tutte amata e fra tutte prescelta.
Oh! l’Identità! la Santità! la Verità!

E Infine, ma si fa per dire,
Grazie e ancora grazie,
Perché le labbra mie hai sigillate
Al soffio della vita.

Toc toc

Chi bussa alla mia porta?
Ah! il caro e amato Belzebù,
Che con rubate parole
E lingua di fuoco esclama:
“Tu credevi fosse amore;
Ma era un calesse!”

Grazie! Bruci ogni cosa
Ed ogni uomo!
Più non abbia ad esistere
Un simile martirio!

‘’ Già è qui vento di notte ‘’

Piove

Strade deserte
Case di corte

Più in là

Stracci rosseggianti
Su viventi panchine

Inutilmente piove

Piove su questa muta scena
Su lui che muore

Lui muore

Un minuto di silenzio - 9 febbraio 2009 -

Già è sommerso l’inutile silenzio

Alti e tronfi sullo scranno
Tacevate il vostro inganno

Ipocriti e falsari
Che v’importa della vita

Or voi ne godete

O amanti della morte e della sicumera
Che v’importa

Dal mio studiolo

Dal mio studiolo
Io osservo spesso dal mio studiolo
Il comune piccione
A volte se ne sta solo
Con assoluta maestà
E par che anch’esso osservi
Con gran discernimento
Un suo punto lontano all’orizzonte lontano

Altre volte come acroterio
Sull’apice di un frontone sta
Quand’è in coppia
Col pari suo conversa
O testa a testa con la picciona
Di baciare e di strusciarsi
Vergogna non ne ha

Allorché piove
Io lo scopro in nutrita compagnia
Con il senso della fila
E l’istinto della vita
Sotto i tetti e le grondaie
Pronto al volo
Se si vuole

Sfreccianti improvvisi
Improvvisi sbiancanti voli
Sbattono l’etere
Muta il giorno
Lo sguardo altrove
Più non mi curo
Del mio piccione

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